Istat: l’Italia si accontenta senza voglia di crescere

L’Italia è un Paese immobile. Il rapporto Istat 2007, pubblicato ieri, parla chiaro: negli ultimi dieci anni l’economia italiana è salita di un risicato 1,4 per cento, contro il 2,5 degli altri Paesi membri dell’Unione europea. La crescita del prodotto interno lordo però non è da attribuire ad un reale aumento della produttività ma semplicemente al fatto che le aziende si sono “specializzate” in attività finanziarie collaterali o di servizio. Da non sottovalutare, inoltre, nell’era del “mordi e fuggi”, l’inclinazione imprenditoriale nel perseguire obiettivi di redditività a breve termine rispetto alla produttività pianificata. Mediamente le aziende italiane sopravvivono grazie a quattro dipendenti: questo significa che ognuno di essi rappresenta un quarto della produzione totale; perderne uno vuol dire mettere a rischio il processo produttivo. Ecco che allora si preferisce puntare sull’“affare immediato”, quello cioè che garantisce un introito certo, senza necessità di strategia aziendale. Il valore aggiunto che le aziende riescono a garantirsi è quantificabile in circa 400 euro, a fronte di un costo del lavoro pari a 100. Tra i comparti con il più alto margine di guadagno sono da citare il noleggio, i trasporti marittimi, i servizi postali e le telecomunicazioni. Non a caso quattro comparti in cui il regime di concorrenza (continua)

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