Chiedeva di morire a casa. Ora chiede solo di morire

Questo scriveva Lino Jannuzzi su Panorama a settembre del 2007: “Bruno Contrada sta morendo. Quattro mesi fa ha bussato alla porta del carcere militare di Santa Maria Capua Vetere ed era ancora vivo e vegeto, il più famoso poliziotto di Palermo, il cacciatore inesorabile e spietato dei mafiosi, cinquant’anni al servizio dello Stato. Era ancora deciso a combattere, nonostante i 76 anni suonati, nonostante quindici anni di persecuzioni e di processi basati soltanto sulle calunnie dei “pentiti”, senza riscontri e senza prova, nonostante l’arresto la vigilia di Natale di quindici anni fa, nonostante due anni e mezzo di carcerazione preventiva in isolamento, la condanna a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa, l’assoluzione in appello con formula piena “perché il fatto non sussiste”, e la Cassazione che cancella l’assoluzione con rinvio,e la nuova condanna nel secondo appello e la Cassazione che la conferma. Quattro mesi fa Bruno Contrada sperava ancora che la verità alla fine trionfasse e svelasse l’intrigo e il complotto che ne avevano fatto il capro espiatorio dei teoremi dei professionisti dell’antimafia e delle ambizioni dei colleghi che volevano prendere il suo posto in carriera.
 In questi dieci mesi Bruno Contrada è crollato, minato nel fisico da una ventina di patologie, maturate e sedimentate nel corso del lungo calvario giudiziario,nascoste e soffocate dall’indomito orgoglio del poliziotto, ed esplose e svelate dagli accertamenti clinici dei medici del carcere fino all’improvvisa ischemia e la corsa in ambulanza all’ospedale della settimana scorsa. Perchè, se sei condannato in via definitiva per un reato di mafia, soltanto così puoi uscire dal carcere, in ambulanza per andare a morire in ospedale, piantanato dalle guardie finchè esali l’ultimo respiro. Bruno Contrada questo non vuole, questo solo ora chiede, di non morire nel fondo della cella, dietro la popria serrata o in ambulanza o sul letto dell’ospedale piantonato dalle guardie. Bruno Contrada chiede di poter morire a casa sua, a Palermo, vegliato e assistito dalla moglie Adriana, che anziana e malata, molto malata, ancora lotta accanto a lui e per lui. Chiede troppo?”

Non so se chieda troppo o troppo poco. L’unica cosa che so è che ora Contrada chiede, attraverso un’istanza formale, l’eutanasia. L’ha presentata il suo legale, Giuseppe Lipera, su mandato di Anna Contrada, sorella di Bruno. E, come si legge sul documento indirizzato al giudice tutelare del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ai presidenti emeriti della Repubblica Cossiga e Ciampi e al magistrato di Sorveglianza, lo ha fatto con “immenso dolore”.

VERGOGNATEVI!

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