La politica dell’antipolitica

 

Beppe Grillo ha depositato le firme per richiedere tre referendum sull’editoria. Il primo intende abolire la legge Gasparri sull’assetto radiotelevisivo perchè, riportando le parole di Antonio Di Pietro, “consegna a un solo soggetto privato metà dell’informazione televisiva nazionale”. Col secondo si vuole invece interrompere il finanziamento pubblico all’editoria. La campagna è chiamata “Libera editoria in libero Stato”. Ora, in uno Stato libero chiunque ha la possibilità di registrare una testata presso il Tribunale e dare il via alle rotative. Questo succede anche in Italia. Se il personaggio che lo fa si chiama Berlusconi, Velardi e De Benedetti poco importa. Non è già questo sintomo di democrazia? Qualsiasi bavaglio, soprattutto se imposto dall’alto ma pure se chiesto dal basso, rappresenta un ostacolo verso la libertà di informazione prima, degli individui poi. Semmai bisognerebbe intervenire, non tramite referendum, sulla legge che regola l’editoria, introducendo magari una nuova norma che obbliga il giornalista a citare le fonti. E quando non lo può fare, per questioni di riservatezza o di notizia di reato, lo costringa d’ufficio a depositare testimonianza presso gli uffici di polizia. Diverso è il commento: ognuno, come si suol dire, secondo scienza e coscienza, è libero di affermare il proprio pensiero; un’idea è un’idea, cosa diversa da una notizia. Tornare al modello anglosassone, dove la divisione tra commento e notizia è marcata anche graficamente, potrebbe essere un passo verso la non confusione, salvaguardando da un lato la verità e dall’altro la libertà d’opinione. Il terzo referendum grillino, invece, propone l’abolizione dell’ordine dei giornalisti. Posto che siamo a favore, la domanda a questo punto è un’altra. Perché sperperare altri inutili soldi quando la strada referendaria sull’argomento è già stata percorsa. Certo, la maggioranza dei votanti, circa il 65 per cento, si espresse a favore dell’abolizione, però la maggioranza reale (il 70 per cento) non andò alle urne o non ritirò la scheda. Antonio Di Pietro attraverso il suo blog fa sapere che ha aderito ai tre referendum. La domanda che gli rivolgiamo è molto semplice: in questo clima di antipolitica e di sperperi, perché non dare l’esempio ritirando i quesiti e proponendo in Parlamento una seria riforma dell’editoria? Noi saremmo i primi ad appoggiarlo, e siamo altresì convinti che le argomentazioni troverebbero favorevoli in maniera trasversale buona parte del parlamento.

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