Il sistema non è in crisi: non esiste il sistema

Direttamente da Ideazione il commento sulla caduta del governo Prodi firmato dal sempre realista Domenico Mennitti. Due frasi per tutte: “Molti richiamano la crisi del sistema. Nella verità è il sistema che si fa difficoltà ad individuare nei tratti portanti e fondamentali“.

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Una risposta a “Il sistema non è in crisi: non esiste il sistema

  1. Alessandro

    La spazzatura di Napoli, il caso Mastella, deflagrazioni di un sistema in implosione.

    Nel rileggere la storia di Napoli, è bene tener conto del quadro generale per capire a fondo il significato tragico delle vicende di una città che fu immolata assieme a tante altre, ma più di tutte, sull’altare del disegno di un dominio planetario. La regione Campania che possedeva il principale porto italiano, capolinea delle più importanti rotte marittime, in cui erano presenti industrie come le officine Avio dell’ Alfa Romeo di Pomigliano, i Cantieri Navali di Castellammare di Stabia e quelli della Società Bacini e Scali Napoletani, e molte importanti industrie come l’ILVA di Bagnoli, la fabbrica di legno “Feltrinelli”, incominciò a subire le prime violenze morali e materiali con i bombardamenti iniziati la notte del 1° novembre del 1940, che si concentrarono scientificamente, per ben cinque anni, (vedi i 100 bombardamenti di Napoli).Era necessario che fossero travolti, nella vergogna di una guerra perduta male e rovinosamente, non solo i valori borghesi che facevano, bene o male, capo alla dinastia che aveva unificato l’Italia, ma soprattutto le nuove ideologie che negli anni trenta stavano mettendo in difficoltà l’egemonia economica e politica di quelle che venivano chiamate con un termine quanto mai efficace le “plutocrazie”.Dopo la sconfitta delle Forze Armate dell’Asse, una parte degli “Alleati” ( Gran Bretagna, Francia, Polonia ) si affrettò a cantar vittoria, ma col passar degli anni fu sempre più chiaro a tutti che anche loro avevano perso ed erano stati trascinati alla rovina al pari dei “vinti”. Solo due restarono le super potenze : gli Stati Uniti e la Russia Sovietica.L’unica vera sconfitta era l’Europa.A ben riflettere, si tratta di una storia che parte da lontano con un unico disegno di dominio: gli europei nell’arco di vent’anni si sono affrontati in ben due guerre mondiali, che più coscientemente sono riconosciute come due guerre civili europee.Gli USA intervennero in entrambe soltanto alla fine, quando i contendenti si erano ben dissanguati, per assidersi al tavolo della pace per dettar legge, con il particolare che tra una guerra e l’altra finanziarono ed armarono una Germania uscita devastata dal primo conflitto.In più in Italia, già a partire da Napoli, gli Alleati foraggiarono la “resistenza” al fine di compromettere definitivamente quell’unità nazionale che si era faticosamente raggiunta dopo secoli di divisioni, al solo scopo di ottenere un ritorno politico, in quanto, come era previsto, la valenza militare della “lotta partigiana” fu ben poca cosa. Se da una parte i vincitori, attraverso il piano Marshall imponevano gli ideali democratici ai vinti iniettando fiumi straripanti di denaro che hanno condizionato la politica Italiana dell’epoca, ai vinti si inserì il gioco sporco dell’altro vero vincitore. Il sanguinario dittatore asiatico Stalin, non essendo riuscito a impadronirsi , al tavolo del negoziato di Yalta del febbraio 1945, dell’Italia e della Grecia come suoi stati satelliti, cercò, fomentando rivoluzioni interne e con l’azione sovversiva attuata dai partiti comunisti, di annettere queste due altre nazioni al suo impero.Questa è stata una ennesima punizione inflittaci per aver osato, ai tempi delle guerre di Etiopia e di Spagna, sfidare l’ordine mondiale voluto dalle vecchie potenze colonialiste.Oggi ereditiamo una politica corrotta, figlia del condizionamento subìto dal piano Marshall, ed una democrazia zoppa figlia del condizionamento subìto da parte del più forte partito comunista al di fuori della cortina di ferro per oltre quarant’anni, il cui spettro ancora oggi volteggia in quei partiti che si dichiarano orgogliosamente comunisti, che attraverso il loro anacronistico sistema di controllo (occupare tutto), bloccano lo sviluppo democratico. In conclusione :Le violenze morali e materiali subite dalla Campania e dalla città di Napoli si sono perpetrate senza sosta sino ai giorni nostri, trovando la massima espressione nella “SPAZZATURA” accumulata per sessant’anni sullo sradicamento della memoria storica di Napoli, mortificando una terra, una città, ridotta allo stremo oltre ogni misura, la cui responsabilità, la storia la consegna proprio a quei partiti il cui obbiettivo è stato, ed è ancora, bloccare lo sviluppo civile, sociale, morale, tipico di tutte le democrazie occidentali che hanno avuto la fortuna di non subire le pressioni delle fallimentari ideologie comuniste. Il Ministro Clemente Mastella, è solo uno dei frutti dei semi della discordia conseguiti al piano Marshall, ossia: incultura ed equivoco disordine, artificioso ed affaristico modo di governare e gestire, da irresponsabili cialtroni, questa disgraziata Patria.
    Alessandro Donia, dirigente La Destra Messina.

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