Pubblicato su L’Indipendente un anno fa…

di Stefano Caliciuri

(tratto da L’Indipendente – 17 novembre 2006)

Una direzione nazionale all’inse­gna dell’esperienza militante, del decentramento regionale e del sociali­smo liberale. E’  la chiave attraverso cui si può leggere la prima e fondamenta­le azione politica di Rita Bernardini neo segretaria dei Radicali Italiani. Una sterzata a sinistra rispetto alla li­nea del suo predecessore, quel Daniele Capezzone certamente “volenteroso” ma ultimamente considerato trop­po impegnato (e distratto) in faccen­de lontane da via di Torre Argentina. Nella lista dei 15 che compongono la nuova segreteria sono soltanto 6 i so­pravvissuti al rimpasto: oltre ad Anto­nio Capano, Michele Bacchi, Valter Vecellio e Michele De Lucia, anime storiche della militanza radicale, sono sta­ti salvati anche Salvatore Abruzzese (già deputato socialista) e Diego Galli (responsabile del sito di Radio radica­le). Quest’ultimo è balzato alla noto­rietà del grande pubblico per aver indotto, con una nota legale, un blogger a cancellare dal web il filmato satirico che paragona Capezzone e Pannella al duo Vianello-Mondaini. È scorrendo la lista dei nuovi ingressi che la strate­gia di Bernardini appare però più evi­dente: sia Gianfranco Spadaccia (fon­datore del Partito radicale, poi fuoriu­scito e rientrato subito dopo la costitu­zione della Rosa nel Pugno) che Mar­co Perduca sono tra i più convinti sostenitori della sinistra pannelliana. Il loro ingresso è stato facilitato anche tramite le esclusioni di Antonio Tombolini (da sempre critico nei confron­ti dell’apparentamento con lo Sdi) e Federico Punzi (tra i militanti, forse colui che più ardentemente ha difeso la segreteria capezzoniana). All’inter­no della sezione radicale si è constata­to che soltanto una direzione coesa e fortemente caratterizzata potrà supe­rare senza troppe perdite un momen­to così delicato, dove a essere in gioco non è solo la linea politica in sé ma la stessa identità radicale. Da più parti, anche a Montecitorio, si comincia a sus­surrare che a Capezzone potrebbe star stretta la dimensione di eterno ram­pollo. Più che di Emma Bonino il buon Daniele vorrebbe provare a se­guire le orme di altri che hanno sapu­to sganciarsi da Pannella andando a occupare una Casa più solida e “libera”. A qual­cuno il passaggio è riuscito (Rutelli), altri ci stanno provando (Della Vedova), altri ancora si sono persi per strada (Dupuis). Per compiere un passo del genere, Capezzone vorrebbe in cambio piena autonomia di iniziativa, politi­ca e mediatica. Dalle sue parole, però, continua a non traspare alcun senti­mento di rivalsa nei confronti della neo segretaria. «La nuova direzione, è composta da tanti bravissimi compa­gni che formano un gruppo splendi­do». E aggiunge: «La sfida che li atten­de non è facile: devono mettere in pra­tica quanto sancito dalla mozione ge­nerale del congresso». Anche Punzi è prudente: «La mia esclusione rientra nelle legittime del segretario».

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