Circoli del buon governo: dalle parole ai fatti

Circoli del Buon governo, inizia la fase tre: l’impegno politico diretto.

A darne annuncio è stato il presidente nazionale, Marcello Dell’Utri, in occasione dell’assemblea generale dell’associazione tenutasi lo scorso sabato 13 ottobre al teatro Quirino in Roma. Fase tre, si diceva. Dopo un lungo periodo (1999-2006) in cui i Circoli hanno svolto una funzione essenzialmente didattica e formativa, ne è succeduto un secondo in cui la nicchia liberale si è aperta al grande pubblico: la convention di Montecatini dell’anno scorso ha segnato l’apice della diffusione. Dopo la nascita e il successivo consolidamento territoriale, quindi, il cammino non poteva non prevedere una successiva ed ulteriore trasformazione nell’ottica dell’impegno e della partecipazione attiva alla vita politica.

Ma come sviluppare sul piano pratico quello che sino alla scorsa settimana era solo un’auspicata teoria?  Le strade percorribili potevano essere molteplici, tra cui la creazione di una nuova formazione ed un ennesimo simbolo da proporre sulla scena italiana, un’ipotetica lista del Buon governo da inserire nel già grande calderone di sigle esistenti. Quale funzione avrebbe potuto avere se non quella di essere un girino in una stagno di lucci? E allora ha prevalso una seconda linea, sicuramente meno facile, più lunga e tortuosa rispetto all’indipendenza, più competitiva ma allo stesso tempo ben più incisiva: l’ingresso in un partito già esistente. La scelta, in questo senso, appare obbligata. Un’associazione liberale, che sino ad oggi ha innalzato i vessilli della libertà individuale in ogni sua forma e del principio del merito personale contro  le cooptazioni corporative non poteva che scegliere un movimento politico che, almeno sui grandi temi, difendesse tali assiomi. Forza Italia, quel partito che una minoranza rumorosa ama da sempre definirlo di plastica, comunque sia, da tredici anni rappresenta la maggioranza relativa degli italiani. Nonostante  la naturale inclinazione al liberalismo, fatti contingenti hanno deviato il percorso politico del movimento azzurro. Oggi le due massime componenti sono rappresentate dagli ex socialisti laici e dai cattolici liberali. Manca un vero trait d’union, il naturale collante che potrebbe trasformare finalmente il movimento azzurro nel più grande  partito liberale che l’Italia abbia mai conosciuto. La missione dei Circoli del Buon governo deve quindi essere proprio questa: entrare a testa alta in via dell’Umiltà per riequilibrare  i pesi  e le misure, tarandoli di volta in volta in chiave liberale.

Il congresso che si svolgerà a Montecatini il prossimo 9 novembre eleggerà il primo Consiglio nazionale dell’associazione del pallino rosso: l’obiettivo su cui i neo–eletti dovranno lavorare è fondamentale per dimostrare di essere in possesso delle capacità propositive necessarie ad ogni organo dirigente. Accompagnare cioè i Circoli dalla fase della formazione a quella della trasformazione, mettendo per iscritto sul piano della pratica politica quelle che sino ad oggi sono state soltanto teorie. Essere una componente di partito non deve significare soltanto avere a disposizione, in tacito accordo, posizioni di privilegio all’interno delle liste elettorali o nelle nomine delle Giunte comunali. Essere componente di partito significa invece avere un tavolo su cui poter battere i pugni, avere un luogo “aperto” dove liberare le proprie idee, avere un programma ideale da trasformare in progetto reale.

Economia, sanità e istruzione  potrebbero rappresentare i primi tre grandi filoni tematici da perseguire. Quale modello fiscale   per il Buon governo? La flat tax, l’aliquota unica, potrebbe essere un’idea da contrapporre agli attuali concetti di progressione e redistribuzione. Un discorso vecchio ma che riguarda i giovani andrà fatto anche sulle pensioni: innalzare l’età per tutti (uomini, donne, operai e manager) o fare eccezioni a seconda dell’impiego? Scuola e istituti di cura: privatizzare in toto o convenzionare (e parificare) tutti i privati, lasciando al cittadino totale libertà di scelta?

Sono queste le grandi questioni a cui il Buon governo deve contribuire nel trovare una risposta, rimettendo in campo tutto il sapere e la cultura liberale di cui s’è saputo nutrire nei suoi primi otto anni di vita.

1 Commento

Archiviato in Articoli

Una risposta a “Circoli del buon governo: dalle parole ai fatti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...