Nicola Formichella

Quando si parla del Circolo non si può non pensare a Nicola Formichella. Trentadue anni il prossimo novembre, beneventano, da sei anni è il più stretto collaboratore del senatore Marcello Dell’Utri. Ed ora è anche il segretario generale dell’Associazione Nazionale Il Circolo. Una bella soddisfazione, soprattutto se si considera che è a capo di una struttura che raduna oltre 45 mila associati.

“Voglio però sottolineare come di questi ben il 70 per cento è composto da giovani al di sotto dei 35 anni”.

Quando è nato tutto questo?

“Nel 1999. Il Circolo allora aveva una struttura quasi improvvisata, nel senso che non esisteva una segreteria operativa. Diciamo che molto ruotava attorno alla sede storica di via Marina a Milano, ma non esisteva ancora la struttura legata ai giovani”.

Poi la scommessa: puntare sulle nuove generazioni.

“Non direi che è stata una scommessa. Anzi, tutto è venuto quasi da sé. L’idea originaria è nata attorno ad un gruppo di studenti della Luiss di Roma che hanno costituito il primo Circolo Università. Da lì, con passaparola, siamo arrivati ai numeri attuali”.

Solo con il passaparola? E’ quasi impossibile da credere.

“E’ proprio così. Probabilmente siamo riusciti a far trasparire le esperienze e gli insegnamenti del senatore Dell’Utri: una sorta di calamita che ha richiamato attorno al Circolo prima decine, poi centinaia ed oggi migliaia di giovani”.

Esplosione CHE ha visto il culmine a Montecatini l’anno scorso.

“La convention di Montecatini è stato solo l’ultimi dei nostri appuntamenti annuali. Li organizziamo dal 2004. Allora ci riunimmo a Paestum e parteciparono soltanto otto Circoli: due di Roma, Milano, Salerno, Martina Franca, Benevento, Bari ed Avellino. Nacque come una sorta di scuola di formazione politica. Di anno in anno i partecipanti si sono moltiplicati, sino ad arrivare alle 5 mila presenza del 2006”.

Occasione che salì alla ribalta delle cronache per il malore avuto sul palco da Silvio Berlusconi.

“Purtroppo. Ma non solo per il malessere del presidente, ma anche perché tutto il nostro lavoro, i nostri progetti e i nostri contenuti non ebbero il giusto risalto che meritavano. Ovviamente tutti i media centrarono i loro servizi sulle vicende di salute di Berlusconi dimenticando il convegno”.

Ad oggi i Circoli sono poco più di 3 mila. Ogni giorno giungono nuove richieste di costituzione. Quale è il segreto?

“Nessun segreto. Probabilmente trasmettiamo fiducia, ma anche organizzazione e concretezza. Diamo la massima attenzione soprattutto ai piccoli dettagli. Puoi invitare ad un convegno un grosso nome della politica o dell’economia, ma se poi dimentichi di mettere il cavaliere davanti la sedia, o non porti la bottiglia d’acqua sul tavolo, il lavoro può dirsi riuscito”.

Dove si vuole arrivare con i Circoli?

“Sarebbe banale dire semplicemente che si vuole creare una nuova classe dirigente basata sul merito, sulla formazione e sulla competenza. Noi diciamo più semplicemente che ci stiamo provando. Fra trent’anni ci guarderemo indietro e potremo capire se ce l’abbiamo fatta. Ma almeno non avremo rimpianti”.

Nelle sue risposte torna spesso il concetto di formazione.

“E’ fondamentale per chiunque abbia aspirazioni manageriali. In qualunque settore, dall’economia, alla comunicazione, alla politica. Noi proviamo a dare il nostro contributo fornendo gli strumenti che ci sembrano di volta in volta più idonei”.

Concorrenza con le Università?

“Al contrario. Fattiva collaborazione con tutti gli atenei in cui siamo presenti con un Circolo. Anzi, a dimostrazione dell’impegno e del rispetto che nutriamo per l’istituzione universitaria le voglio dire che a breve ci saranno le elezioni per il rinnovo del Consiglio nazionale degli studenti e noi saremo presenti in tutte e quattro le circoscrizioni con nostri candidati o, comunque, con un referente”.

Descriva Il Circolo in tre parole.

“Determinato, vitale, pulito”.

Due nomi di under 35 da prendere come esempio?

“Andrea Pezzi per la determinazione con cui ha raggiunto i traguardi che si era prefissato, Daniele Capezzone perché, nonostante sia nello schieramento politico opposto al nostro, non si dimostra aprioristicamente contrario o chiuso al confronto”.

Quale è la sua miglior dote?

(pensa a lungo e poi sorride) “Lascio ad ogni lettore la possibilità di darsi la risposta che preferisce”.

Allora la aiuto io. Lei è considerato un modello di serietà e rigore. Ma com’è nel privato, quando cioè vuole davvero staccare la spina per un po’ di tempo con tutto e con tutti?

“Mi capita raramente e soprattutto quando questo succede è per un breve periodo. A me piace viaggiare e visto che, appunto, il tempo spesso manca, mi chiudo anche una giornata intera in casa con musiche, film e letture di una città particolare e immagino di essere lì. In pratica ricreo le tutte le condizioni ambientali necessarie per poter viaggiare, anche se solo con la fantasia”.

Un esempio di viaggio immaginario migliore del viaggio reale?

“Una sola volta: Londra”.

Mettiamo alla prova questa capacità di immaginazione. Chi sarà il prossimo premier?

“Difficile da dire, ma certamente saranno i cittadini a sceglierlo, con i loro movimenti spontanei che partiranno dal basso e dalla periferia. Non più, insomma, con le vecchie logiche di partito accentratore”.

Che sarà del Circolo fra dieci anni?

 “Spero che abbia avuto la capacità di creare un grande network liberale, cosa che purtroppo oggi ancora manca. Realizzarlo significherebbe dare finalmente spazio al merito ma soprattutto apportare una boccata di ossigeno al nostro Paese, da troppo tempo soffocato dal ristagno di situazioni vecchie. Per usare una metafora calcistica, noi tendiamo a non ingaggiare campioni ma fare del gioco di squadra la nostra forza”.

Una squadra in cui lei indossa la fascia da capitano. E l’allenatore?

“E’ la persona che la squadra l’ha creata e senza i cui insegnamenti non conosceremmo neppure le regole del gioco: ovviamente è Marcello Dell’Utri”.

2 commenti

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2 risposte a “Nicola Formichella

  1. Conosco Nicola da quasi 20 anni, da quando iniziammo il liceo insieme a Telese Terme (BN). Negli anni di liceo ha sempre dimostrato il suo amore per la politica in dibattiti ideologici con i prof. che all’epoca non tutti erano in grado di seguire (me compreso🙂 ), in seguito ha confermato la sua passione trasformandola in lavoro. Gli studi universitari e il lavoro ci hanno un pò allontanato ( lui alla Luiss a Roma e io a Ingegneria a Napoli) ma lo ricordo sempre con affetto. Buon lavoro Nick!!

  2. salvatore

    conosco nicola da un po di tempo. non sa parlare e non sa esprimere un concetto con intelligenza. parla sempre con voce fioca. come fa a essere in parlamento???
    marcellino ci ha messo del suo!!!!

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