Benedetto Della Vedova

 L’odore si sigaro accompagna per intero la salita sino al primo piano dell’edificio di via Uffici del Vicario a Roma, proprio accanto lo storico bar Giolitti, per lungo tempo ritrovo degli intellettuali e politici del liberalismo italiano. Una enorme bandiera statunitense sovrasta la scrivania di Benedetto Della Vedova, creatore dei Riformatori Liberali, la cellula radicale che ha abbandonato Marco Pannella dopo la scelta di campo a favore del centrosinistra. Rimpianti?

“Nessuno. Ho fatto una scelta, personale e leale ma netta, pur non avendo una visione manichea dei due schieramenti. Non credo che una parte sia tutta buona e l’altra tutta sbagliata. Ma da liberale ho fatto il mio passo”.

Cosa significa essere liberali?

“Essere per le libertà, guardare agli Stati Uniti in chiave internazionale, garantire i diritti individuali alle persone, non rallentare la vita dei cittadini con la burocrazia”.

Una Casa delle Libertà come il partito Repubblicano?

“Di sicuro siamo più vicini noi ai Repubblicani di quanto non lo sia la sinistra con i Democratici. O ancora, Alleanza Nazionale è più lontana dal Movimento Sociale di quanto non lo siano i democratici di Sinistra dal Partito Comunista”.

E Forza Italia?

“E’ un grande movimento culturale. Pur avendo molti limiti credo sia il partito politico italiano più moderno”.

Crede nel partito unico?

“Piuttosto spero che si riesca a dare luogo a una grande formazione politica eterogenea ed articolata, all’interno di un sistema elettorale bipolare e maggioritario”.

Lo stesso proposito venne espresso proprio sulle colonne di questo giornale da Daniele Capezzone.

“Sì, ma lui diceva anche che l’importante per un liberale è sapere come si sta dove si sta. Io credo che sia più costruttivo capire perché si sta dove si sta”.

Capezzone lo ha capito?

“Secondo me ancora no. Ma spero che a breve riesca a darsi una risposta e decidere finalmente del suo futuro in maniera netta”.

Perché i Riformatori Liberali hanno scelto di essere parte integrante di Forza Italia e non semplici alleati?

“E’ un tentativo di aggregazione. Secondo noi è più importante lavorare dal di dentro per spingere in direzione liberale anziché puntare i piedi dall’esterno. Molti sono però i punti in comune: rapporti internazionali, giustizia, politiche economiche, ma anche il riconoscimento del leader”.

Silvio Berlusconi…

“Silvio Berlusconi”.

Dei cosiddetti Volenterosi che giudizio ha?

“Dal punto di vista politico non ci credo. Per modificare la situazione attuale c’è bisogno di un confronto tra due grandi modelli e due schieramenti. Bisogna lavorare per dare forza e spessore alle proposte liberali”.

Come?

“Superando questo bipolarismo per entrare in un sistema maggioritario secco di tipo anglosassone”.

Quale deve essere la parola d’ordine di un liberale?

“Pragmatica”

Cioè?

“Un liberale si muove secondo un principio di base che è quello dell’ampliamento della libertà e della rappresentanze delle persone. E’ mia convinzione che la libertà degli individui, incrociata alla loro responsabilità soggettiva, sia il solo connubio capace di produrre benefici per la società”.

Spazio alla libera impresa, quindi…

“Non soltanto. Spazio anche alla libera scuola, alla libera sanità, alle libere pensioni”.

E il rapporto con i sindacati?

Bisogna superarlo. Scuola, sanità e pensioni nascono all’inizio dello scorso secolo come settori pubblici, perché le condizioni del tempo forse lo richiedevano, quando però ricoprivano una parte marginale della vita e della spesa dello Stato. Ora non è più così, bisogna riconoscerlo. La vita si allunga, tutti vanno a scuola, le pensioni sono al collasso. Ognuno deve poter scegliere liberamente quale istruzione dare ai propri figli, dove e come curarsi, a chi affidare i propri investimenti pensionistici”.

Saranno queste tre riforme la scommessa del prossimo decennio?

“Assolutamente sì. Un liberale deve battersi per rompere questi tre tabu. Trent’anni fa l’opinione pubblica pensava la stessa cosa anche sui telefoni, sulle ferrovie e sull’energia. Ora sono tre servizi privatizzati e a giovarsene siamo tutti noi cittadini. Credo quindi che un bel salto nella modernità sia privatizzare anche la scuola, le pensioni e la sanità”.

Che ne pensa del tanto decantato ricambio generazionale? Del motto largo ai giovani, insomma…

“Non ci credo. Penso piuttosto che se una persona è brava, dimostra di aver merito, non solo può, ma deve continuare a far quello che fa. Non faccio parete di quella schiera che pensa che ad un giovane debba essere necessariamente lasciato spazio soltanto perché, appunto, giovane. Vorrebbe dire che dopo le quote rosa dovremmo istituire anche le quote verdi? Non credo sia questa la soluzione. Se si dice spazio al merito, così deve essere, a prescindere dall’età. Prendiamo gli Stati Uniti: hanno avuto presidenti ragazzini come Kennedy e presidenti quasi ottantenni come Reagan”.

Tre giovani che secondo lei hanno dimostrato del merito?

“Faccio tre nomi lontanissimi tra loro ma che, secondo me, se continuano ad impegnarsi in questo modo, hanno buone possibilità di avere una lunga carriera politica: Gennaro Migliore, Giorgia Meloni, Daniele Capezzone”.

Ci dica chi, nel panorama europeo, dovrebbe rappresentare un modello per il centrodestra.

“Nicolas Sarkozy. Non perché sia un liberale, ma perché è un innovatore, un federatore di anime diverse. E’ andato al di là delle sfide tra laici e cattolici, argomento che poco mi appassiona ma che purtroppo sembra essere il solo ad accendere la discussione italiana. Anche su questo argomento prendiamo ancora Sarkozy: si dichiara un conservatore, un uomo di destra, ma ha saputo porsi alla guida di un Paese che riconosce il diritto giuridico delle coppie gay, andando oltre i Pacs. Questo significa mirare al bene del cittadino inteso come individuo libero”.

Una critica, questa, rivolta anche ad una parte consistente di Forza Italia.

“Credo che non solo Forza Italia, ma tutto il centrodestra italiano, debba rifuggire dalle chiusure confessionali e conservatrici sui temi eticamente sensibili. Su questi temi la discriminante non è l’appartenenza al centrodestra o al centrosinistra, ma la coscienza dell’individuo”.

2 commenti

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2 risposte a “Benedetto Della Vedova

  1. amerigorutigliano

    Eccola la differenza tra il Capezzone..molto limited e Della Vedova molto pragmatico, con un distinguo però.

    Il sistema bipolare in questo paese non ha funzionato e non funzionerà.
    Occorrerà a mio giudizio rivedere alcune convinzioni diciamo politiche in tema di leggi elettorali o forma di governo che, per quanto mi riguarda la vedrei positivamente se si convergesse sul sistema tedesco puro.
    Per il resto bravo a Benedetto.

    Saluti Caligiuri.

  2. amerigorutigliano

    Eccola la differenza tra il Capezzone..molto limited e Della Vedova molto pragmatico, con un distinguo però.

    Il sistema bipolare in questo paese non ha funzionato e non funzionerà.
    Occorrerà a mio giudizio rivedere alcune convinzioni diciamo politiche in tema di leggi elettorali o forma di governo che, per quanto mi riguarda la vedrei positivamente se si convergesse sul sistema tedesco puro.
    Per il resto bravo a Benedetto.

    Saluti Caligiuri.

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