Corsivo quotidiano

(tratto da www.decidere.net)

di Stefano Caliciuri

L’Italia è un grande Paese che va male: stagnazione del potere d’acquisto, deficit abissale, spesa pubblica fuori controllo, riforme impossibili. Il concetto stesso di lavoro non è più visto come uno scambio paritario tra chi presta la propria conoscenza per ottenere una remunerazione (il lavoratore) e chi offre del denaro per ottenere sviluppo (l’imprenditore). Anzi: oggi, chi ha la possibilità di concedere il lavoro è considerato un privilegiato, un cavaliere in territorio contadino. Offro lavoro quindi conto; cerco lavoro quindi taccio.
Per ritrovare la confidenza con parole come futuro e ottimismo, per riconquistare visibilità internazionale in un mercato che guarda sempre più ad Oriente, è assolutamente necessario costruire un nuovo modello di società che vada a segnare il trionfo della libertà individuale. Libertà d’impresa, libertà d’istruzione, libertà di cura, libertà d’espressione. Occorre farsi da portatori di un liberalismo etico, che sappia contrapporre all’utilitarismo ideologico ed all’inerzia sociale, la responsabilità individuale e l’uguaglianza giuridica-istituzionale.

E’ necessario, in prima battuta, ritornare ad un livello istituzionale davvero rappresentativo, sia sul fronte parlamentare che governativo. Perché questo accada occorre sia che i deputati ed i senatori siano scelti nominalmente dagli elettori, ed ad essi legati da uno stretto vincolo di rappresentatività, sia che i ministeri possano lavorare e riformare nella maniera più leggera possibile, senza bilancini, liberi di controllare le casse dello Stato ed eventualmente rispondere direttamente di eventuali aggravi.
Affinché la giustizia possa davvero considerarsi un terzo potere indipendente, è necessario che abbia un proprio budget indipendente e slegato dal Guardasigilli, così come devono essere tra loro slegate le possibilità di carriera di magistrati e giudici. Il fine del legislatore dovrebbe essere quello di allargare le libertà individuali, non restringerle. Ecco perché in materia di educazione, di sanità, di impresa, uno Stato davvero libero non avrebbe timore nel lasciare ai propri cittadini ampia autonomia decisionale. Le nuove generazioni, loro malgrado, hanno imparato a conoscere queste necessità sulla propria pelle. E a gran voce stanno chiedendo aiuto.
E’ quindi compito dei nuovi liberali, i liberali del Terzo millennio, uscire dal silenzio delle aule accademiche ed entrare al centro dell’agone politico, trasformando finalmente le grida di bisogno in grido di libertà.

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