Daniele Capezzone

L’ufficio al quarto piano della Camera dei Deputati non è grande. E non è neppure molto luminoso, tanto che una lampada deve stare sempre accesa. Sulla scrivania decine e decine di riviste e quotidiani, se non letti almeno tutti sfogliati. Nella libreria un centinaio di volumi: biografie di leader liberali, atti di convegni, ma anche Il libro nero dell’Islam. A guardarsi attorno non sembrerebbe di stare nella sala di rappresentanza della Commissione attività produttive, ma in un angolo di una biblioteca, dove l’odore di carta si sovrappone al rumore del silenzio. Silenzio interrotto dal padrone di casa, il presidente Daniele Capezzone. “Chiedo scusa per il piccolo ritardo, ma in questi giorni, tra Enel e Telecom, qui dentro è un susseguirsi di chiamate e convocazioni”.

E non ha torto. Durante i quarantanove minuti dell’intervista ha ricevuto sei telefonate, rispondendo soltanto in due casi per spiegare che era occupato, ed un numero imprecisato di messaggini. Che però tutti hanno ottenuta una rapida risposta attraverso il palmare.

Potenza della tecnologia. Ma vediamo con la memoria come se la cava.
Cosa è successo il 1 gennaio 1998?

(sorride) “Beh, questa è facile. Conosco personalmente Marco Pannella durante una manifestazione, e da quel giorno mi trovo completamente coinvolto nella vita radicale. E’ questo l’aspetto più straordinario della casa radicale: chi arriva è subito inserito nella macchina.

Un amore fulminante. E soprattutto molta fiducia nei suoi confronti: aveva poco più di 25 anni…

“Guardi. Seguo la politica direttamente dai primi anni ’90 e credo che quelli forse sono stati gli anni che hanno determinato in maniera irreversibile le sorti dell’Italia. Sono convinto che quando si vorranno ricomprendere molte cose, anche dei problemi attuali del Paese, gli anni dal ’92 al ’94 andranno riletti diversamente”.

In che senso?

“Lo dico con molta franchezza: io ho votato per la prima volta alle politiche del 5 aprile 1992. In quelle elezioni Dc, Psi, Psdi, Liberali e Repubblicani hanno raccolto il 52 per cento dei voti. Due anni dopo, non solo non ottengono il 52 per cento, ma nessuno di questi cinque può presentare il simbolo sulla scheda. Ora, è chiaro che probabilmente hanno avuto delle responsabilità gravissime, ma un’operazione così di cancellazione in altri Paesi avveniva soltanto con i carri armati. Ma non solo. Con la messa in campo della gioiosa macchina da guerra di mise in atto una vera operazione di regime, volta ad unire i pezzi rimasti in piedi del ceto politico, il sistema imprenditoriale, sistema bancario, sistema sindacale, contro un outsider, che era Berlusconi”.

Il classico bastone tra le ruote della gioiosa macchina.

“Anche se, proprio perché homo novus, Berlusconi avrebbe potuto giocare molto meglio le proprie carte e cambiare davvero le sorti del Paese nell’arco di dieci anni”.

Come?

“Puntando per davvero ad un sistema presidenziale all’americana con riforma elettorale uninominale maggioritario a turno unico; riforme economiche liberali e liberiste; separazione delle carriere nella magistratura. Seguendo questa strada il volto del Paese sarebbe cambiato in maniera positivo e non reversibile.

Quindi rimpiange il Berlusconi premier?

Dico soltanto che sia il 1994 che il 2001 sono state due occasioni non usate sino in fondo. C’erano tutte le condizioni: sia una maggioranza parlamentare forte che un deciso sostegno degli italiani.

Viene facile obiettare che con i suoi alleati attuali risulta improbabile che il modello attuale a cui lei si ispira possa essere attuato.

“Fuori di dubbio. Ma datemi atto che proprio per difendere la bandiera liberale più volte ho assunto posizioni solitarie e rischiose. Ricordo che nel corso della crisi non ho rinnovato la fiducia al governo Prodi”.

Ma era un voto comunque non decisivo.

“Allora prendiamo proprio questo ultimo periodo. Sono mie le continue denunce di quello che definisco come il pericolo di Irizzazione dell’Italia, ovvero la pesante intromissione dello Stato nell’economia: fusioni bancarie, vicende Telecom, Alitalia, Autostrada, fondo per l’infrastrutture”.

Una voce fuori dal coro, in un governo di sinistra.

“Se queste cose le avesse solo tentate Berlusconi ci saremmo trovati con 5 milioni di persone in piazza”.

Quale è quindi il suo modello ideale di Stato?

“Sono fautore del sistema americano. Il centro non è il partito, che riversa a pioggia candidati sui collegi, ma il rapporto tra la persona ed il territorio”.

Secondo questa teoria i partiti dunque sarebbero causa e non rimedio di degenerazione.

“Se in una coalizione convivono sette, otto, nove partiti, anche se si ha a disposizione il miglior Presidente dl Consiglio è comunque ostaggio di veti incrociati e ricatti. Prenda Tony Blair: ha avuto il coraggio di isolare gli estremi ed ha potuto governare per tre mandati”.

La soluzione sta nel partito unico?

“Basta che poi non siano le correnti a sostituire i partiti. Ecco perché allora occorre abbinare ad esso un sistema elettorale forte come il maggioritario uninominale. Il problema non è dove tu stai ma con chi stai”. 

Un riferimento a Benedetto Della Vedova?

“Nutro grande stima in lui ed infatti sono molte le iniziative che portiamo avanti insieme. Peccato che sia stato assorbito in una realtà che ben poco spazio gli lascia”.

Ci penserà Capezzone a creare uno spazio comune? Magari nel centrodestra?

“Non sono abituato a misurare le distanze. L’obiettivo delle prossime settimane e dei prossimi mesi sarà di far lavorare insieme tutti i liberali, ovunque si trovino. I passaggi sono due. Primo: portare a casa risultati, e questo vuol dire riforme e leggi in direzione di libero mercato e diritti civili. Secondo: costruire una Cosa che dia una collocazione politica nel segno dell’identità liberale”.

Modelli a cui far riferimento?

“Blair, Aznar, Sarkozy, Cameron, ma su tutti Giuliani”.

Giovani under 35 italiani su cui punterebbe?

“Giuliano Da Empoli, i ragazzi dell’istituto Bruno Leoni, Matteo Colaninno, Giorgia Meloni. Persone diversissime tra loro, che difficilmente lavoreranno insieme, ma tutte di notevole qualità. Ho naturalmente grande stima dei Circoli, una realtà che sta cercando di affermarsi con l’impegnao del lavoro quotidiano e sul territorio.”

Consigli ai ragazzi dei Circoli?

“Tenere duro, tenere duro, tenere duro”

Come sta facendo lei nella convivenza con i socialisti?

(sorride) “Io resto affezionato al modo in cui è nata la Rosa nel Pugno, polemizzando al programma dell’Unione e contrapponendo l’agenda Giavazzi. Ahimé, soprattutto negli ultimi e mesi e soprattutto da parte dello Sdi, una volta entrati alla Camera è invece prevalsa una logica più rinunciataria, più silenziosa e in un ultima analisi più politicamente subalterna. Non smetto di dirlo e mi sto comportando di conseguenza”.

A propoposito di comportamenti. Non le si rimprovera mai nessuno scandalo o gossip, neppure al di fuori delle istituzioni. Non beve e non fuma. Insomma, sembrerebbe quasi che abbia ben poco di radicale…

“Essere per le libertà individuali significa anche difendere il diritto a fare cose che tu personalmente non faresti. Per fare quello che faccio occorre uno stile di vita molto rigoroso, lavorare un sacco e studiare anche. La mia giornata tipo, al netto dell’attività da pacco postale in giro per l’Italia, mi vede in pista dalle sette del mattino sino alle due del mattino successivo”.

Ovvero, dalla rassegna stampa di Bordin al programma di Chiambretti.

“Ok, mettiamola pure così: sono queste le Colonne d’Ercole della mia giornata”.

1 Commento

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Una risposta a “Daniele Capezzone

  1. amerigorutigliano

    Capezzone finge di non rammentare il vero motivo della scesa in campo dell’ homo di Arcore.

    La Fininvest andava a pezzi e il proprietario, già nell’occhio della magistratura milanese e sicula.

    Mettersi a fare il politico ha significato conservare e aumentare il frutto dei suoi affari…… oltre che evitare un percorso di tipo craxiano… diciamo.

    Il giornalista chiede a Capezzone consigli per i circoli della libertà e lui risponde: tenere duro, tenere duro, tenere, duro ( Scalfaro di nuovo conio)
    io aggiungerei: Viagra. Viagra. Viagra!!

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