Tav, trovato l’accordo per la Torino-Lione

Dopo tre anni di tira e molla, manifestazioni, proteste, feriti ed arresti, è stato trovato l’accordo: la linea ad alta velocità Torino-Lione si farà. E si farà con il benestare di tutte le parti chiamate in causa, sindaci e comitati dei cittadini su tutti. Unica voce fuori dal coro quella dei “duri e puri” del comitato No Tav che, anche attraverso annunci redatti sul loro sito, hanno affermato di voler continuare la protesta con ogni mezzo e sotto ogni forma. L’impressione, però, è che questa volta i “ribelli della Tav” siano isolati: senza un sostegno da parte della classe politica difficilmente potranno nuovamente interrompere l’avviamento del più grande cantiere italiano. L’intesa, che sarà illustrata al governo nei prossimi giorni, arriva dopo quasi due anni dalla nascita dell’Osservatorio tecnico, nel dicembre 2006. Per stendere il documento ci sono volute 70 settimane di lavoro, si sono svolte circa 300 audizioni e sono intervenuti 60 tecnici internazionali. “Avevamo un mandato e una data, tutti insieme siamo riusciti a rispettarla. – ha spiegato il presidente dell’Osservatorio Mario Virano – Questo è più di un passo avanti, abbiamo infatti definito i cardini per rispettare il calendario europeo e far decidere il governo. Insieme alla linea ferroviaria, è stato anche definito l’inscindibile pacchetto di misure per il territorio”. (continua)

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Maroni lancia le linee guida sull’immigrazione

“Chi è entrato in Italia in maniera illecita è clandestino, punto e basta”. Lo ha affermato il ministro agli Interni, Roberto Maroni, nel corso della relazione sulle linee programmatiche del ministero di fronte alla commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati. E subito dopo ha annunciato il piano per tamponare l’emergenza rom: “Prenderemo le impronte digitali dei bambini cosicché, a censimento completo, possano essere tolti dalla strada”. Chi non rispetta il divieto di mandare i bambini ad esercitare l’accattonaggio sarà sollevato dalla patria potestà. Una misura estrema ma che intende finalmente scrivere la parola fine allo squallido mercato dei minori, troppo spesso considerati semplicemente come una merce da “buttare sulla strada per attirare l’elemosina dei passanti”. Dall’opposizione si sono sollevate voci di protesta, e qualcuno ha anche gridato alla schedatura etnica. “Non è così – è stata la pacata reazione di Maroni (continua)

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Catricalà contro i cartelli di banche ed energia

Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust, non è uno che le manda a dire. E la riprova si è avuta ieri in occasione della relazione consuntiva annuale di fronte al Parlamento. Banche, filiere alimentari, energia e carburanti: nessuno si è potuto sottrarre alla realistica, e per certi versi drammatica, analisi di Catricalà. Due le soluzioni lanciate sul tavolo per invertire la tendenza: maggior controllo sui prezzi e, soprattutto, disintegrare i cosiddetti cartelli. Un dato su tutti: nel 2007 sono state monitorate 267 filiere alimentari dove è emerso che il ricarico del costo medio finale è pari al 200 per cento, con picchi anche del 300 per cento. “I cartelli non sono peccati veniali – ha spiegato il presidente Antitrust – sono gravi misfatti contro la società perché corrompono la libera competizione delle forze economiche sul mercato. Negli Stati Uniti sono considerati fatti criminosi, puniti con la prigione”. Sul banco degli imputati soprattutto aziende fornitrici di energia e istituti bancari. Un esempio su tutti la prassi ormai consolidata che vede le banche disinteressarsi della legge che prevedrebbe la portabilità gratuita dei mutui. “Nonostante la nostra tempestiva presa di posizione – spiega Catricalà – e nonostante un intervento della Banca d’Italia, molte banche si sono ostinatamente attardate in una prassi che noi riteniamo elusiva della legge che impone la portabilità dei mutui senza oneri per i risparmiatori, sì da costringerci ad aprire ben ventitré procedure istruttorie”. Altro dato (continua)

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Il mondo occidentale mostra i denti a Mugabe

Il leader dell’opposizione dello Zimbawe, Morgan Tsvangirai, si è rifugiato nell’ambasciata olandese di Harare per sfuggire alle persecuzioni perpetrate già da diverse settimane nei confronti del suo partito dal dittatore Robert Mugabe. Al momento, non ha però chiesto asilo e, ha riferito il portavoce del partito d’opposizione Movimento democratico per il cambiamento, si trova nell’ambasciata ad Harare “provvisoriamente”. Il ministero olandese ha accolto la domanda per garantire la sicurezza personale di Tsvangirai. Dopo le intimidazioni e le violenze contro gli attivisti dell’Mdc, Tsvangirai ha deciso di rinunciare a presentarsi candidato al ballottaggio delle presidenziali, fissato per il prossimo venerdì 27: il governo del presidente uscente Robert Mugabe ha invece diffuso un comunicato attraverso cui spiega che non ha intenzione di annullare la consultazione elettorale. In sostanza, sarà un’elezione con un solo candidato: il dittatore Mugabe, al potere dal 1980, anno in cui gli inglesi abbandonarono la colonia e le dettero l’indipendenza. Con Morgan Tsvangirai si è schierata tutta la democrazia occidentale. Il commissario Ue agli aiuti umanitari Luois Michel ha duramente condannato gli episodi di intimidazione ed ha difeso Tsvangirai. “La decisione di Morgan Tsvangirai è pienamente comprensibile, considerando il livello di violenza inaccettabile che ha impedito (continua)

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Caro-carburanti, l’Europa si divide sulle soluzioni

Giulio Tremonti ha fatto scuola: anche l’Europa ora vorrebbe appropriarsi della cosiddetta Robin Hood Tax. Riuniti a Bruxelles e chiamati a rispondere all’emergenza dettata dall’incessante rincaro del prezzo del petrolio, i capi di Stato europei stanno concretamente pensando di esportare il modello italiano anche nei loro Paesi. In sostanza, la proposta tremontiana è semplice: tassare maggiormente i profitti delle compagnie petrolifere derivanti dalla speculazione. Il greggio, infatti, viene acquistato in grandi stoccaggi e poi immagazzinato per essere rivenduto di volta in volta al dettaglio al prezzo di mercato. Che, come si sa, è in costante crescita. La tassazione progressiva avrebbe lo scopo di interrompere la speculazione; con i proventi della pressione fiscale petrolifera si aiuterebbero le famiglie meno abbienti attraverso una sorta di “tessera per il pane” che i più poveri potrebbero ricaricare a spese proprio dei petrolieri. In linea con Tremonti si è dimostrato il cancelliere austriaco, Alfred Gusenbauer, che ieri sera, di fronte ad una decina di giornalisti, ne ha così spiegato le ragioni: (continua)

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Giulio “Hood” Tremonti e la battaglia dei conti

 

Il governo del fare ha mosso i primi passi. In soli nove minuti il Consiglio dei ministri ha approvato la manovra finanziaria su scala triennale proposta da Giulio Tremonti. Asciugate le lacrime e tamponato il sangue di prodiana memoria, l’attuale inquilino di via XX Settembre ha redatto un piano di previsione suddiviso in un decreto ed in un disegno di legge, per “semplificare l’iter in Parlamento, prima alla Camera e poi al Senato”. L’obiettivo minimo da raggiungere è il pareggio dei conti entro il 2011 e per far sì che questo accada Tremonti ha voluto redigere la manovra su scala triennale. Maggior controllo dell’andamento dei prezzi, vincoli a media scadenza e, soprattutto, nelle previsioni di premier e ministro, costante riduzione della spesa pubblica. Semplificazione e trasparenza sembrano essere le due parole chiave che hanno guidato la mano di Tremonti nella stesura del piano finanziario. A cominciare dalla Pubblica Amministrazione, così come già veementemente anticipato dal ministro Brunetta. Le consulenze saranno drasticamente ridimensionate: gli enti locali potranno conferire incarichi individuali con contratti di lavoro autonomo a esperti di particolare e comprovata specializzazione solo in presenza di determinati presupposti, comprovati peraltro dalla mancanza di una figura analoga già inserita nell’organico effettivo. Scompariranno entro il mese di dicembre le comunità montane. Saranno le Regioni a provvedere, su richiesta dei Comuni, a ripartire con oneri a loro carico, le risorse umane e strumentali delle medesime comunità montane. Abolite anche le province della aree metropolitane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari e Napoli). Gli organi di governo resteranno in carica (continua)

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Tremonti, nel ddl una banca per il sud e stock options

Questa sera Giulio Tremonti presenterà in Consiglio dei ministri la bozza di decreto legge che prevede un giro di vite sui “facili profitti”. In sostanza, verrà abolito l’attuale regime fiscale per le stock option ed introdotta la tassazione progressiva. Cioè: più alto è il guadagno, più elevata sarà la percentuale da devolvere allo Stato. Parte dei maggiori introiti andranno ad aumentare del 10 per cento il capitolo di spesa relativo al recupero dell’evasione fiscale. La caccia agli evasori potrà essere effettuata anche dai comuni: si pensa, in tal senso, che una parte dell’eventuale ricavo potrà rimanere nelle casse municipali, sostituendo così i mancati introiti dell’Ici. Per favorire la cosiddetta denuncia spontanea, il decreto prevede che gli evasori fino a 30 mila euro potranno vedersi ridotta la sanzione di circa il 50 per cento. Questo, però, è un passaggio che in Cdm potrebbe subire dei cambiamenti. Il piano triennale inserisce una norma che esenta dal prelievo fiscale i capital gain che derivano dalla cessione di partecipazioni al capitale in società costituite da non più di sette anni. A patto, però, che le plusvalenze siano reinvestite entro ventiquattro (continua)

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